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Legge 104, quando puoi usare i permessi per i non parenti: bastano queste condizioni

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Legge 104: cosa succederà nel 2026 - Trapanisiannu.it

La Legge 104 riconosce i permessi retribuiti anche ai conviventi di fatto, purché formalizzati e legati da un rapporto affettivo stabile. Ecco requisiti e novità 2026.

La Legge 104 continua a rappresentare un pilastro fondamentale per la tutela delle persone con disabilità grave e dei loro caregiver, estendendo la protezione anche a chi non è legato da vincoli di parentela tradizionali. Negli ultimi anni, la normativa si è aggiornata per riconoscere l’importanza dei legami affettivi stabili, come quelli tra conviventi di fatto, rendendo possibile la fruizione dei permessi lavorativi anche a favore di queste figure.

Permessi Legge 104: l’estensione ai conviventi di fatto

Storicamente, i permessi previsti dalla Legge 104/1992 sono stati per lo più riservati ai familiari diretti: coniugi, figli, genitori e parenti entro il secondo grado. Tuttavia, la società odierna vede sempre più diffusa la convivenza stabile al di fuori del matrimonio o dell’unione civile, e la legislazione ha recepito questa evoluzione. Dal 2016, infatti, il convivente di fatto ha acquisito pieno diritto a beneficiare dei permessi lavorativi per assistere la persona con disabilità grave, equiparandolo al coniuge o al partner di un’unione civile (art. 33, comma 3, L. 104/1992).

Per ottenere questo riconoscimento, è necessario che la convivenza sia formalizzata tramite una dichiarazione anagrafica presso il Comune di residenza (L. 20 maggio 2016, n. 76) e che il rapporto sia caratterizzato da un legame affettivo stabile e reciproco. Non basta quindi la semplice coabitazione, ma deve esserci un reale vincolo affettivo.

Un caso esemplare è quello di Marco e Anna: Marco, convivente di fatto di Anna, che è stata riconosciuta persona con disabilità grave, può richiedere i tre giorni mensili di permesso retribuito per assisterla senza necessità di verificare la presenza di altri familiari (Tribunale di Agrigento, sentenza n. 594/2025).

L’accesso ai permessi della Legge 104 è subordinato a condizioni molto precise, sia per la persona assistita sia per il lavoratore che ne usufruisce.

Per essere considerata idonea, la persona disabile deve essere riconosciuta in situazione di gravità, con un accertamento medico-legale effettuato dall’INPS che attesti una ridotta autonomia tale da richiedere assistenza continua, permanente e globale (art. 3, comma 3, L. 104/1992). La semplice invalidità civile, anche al 100%, non è sufficiente se non accompagnata da questo riconoscimento specifico.

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Come ottenere permessi con la 104 – Trapanisiannu.it

Inoltre, la persona assistita non deve essere ricoverata a tempo pieno in una struttura sanitaria che garantisca un’assistenza continuativa, altrimenti il diritto ai permessi viene meno.

Il beneficiario dei permessi deve essere un lavoratore dipendente, sia nel settore pubblico che privato, e deve avere la qualifica di convivente di fatto, come definito dalla normativa vigente. L’uso dei permessi deve essere finalizzato esclusivamente all’assistenza della persona disabile. Ogni abuso, come l’utilizzo per fini personali, può comportare gravi sanzioni, fino al licenziamento per giusta causa (Tribunale di Agrigento, sentenza n. 393/2025).

Oltre ai tre giorni mensili di permesso retribuito, la Legge 104 prevede ulteriori forme di tutela per i caregiver, tra cui:

  • Il diritto a scegliere la sede lavorativa più vicina al domicilio della persona assistita, ove possibile.
  • Il diritto a non essere trasferito in altra sede senza consenso, salvo comprovate esigenze organizzative o produttive dell’azienda (Corte di Appello di Catanzaro, sentenza n. 78/2024; Corte di Appello di Ancona, sentenza n. 416/2024).

Questi diritti devono sempre essere bilanciati con le necessità dell’azienda, che deve motivare in modo concreto eventuali dinieghi.

Ottenere i benefici della Legge 104 richiede un iter ormai digitalizzato e più snello. La domanda parte dalla certificazione medica del medico di base, che attesta la disabilità grave del familiare o convivente da assistere. Il certificato viene trasmesso telematicamente all’INPS, che convoca il richiedente per una visita medico-legale entro 30 giorni (15 giorni in caso di patologie oncologiche).

L’INPS rilascia poi un verbale che può riconoscere lo stato di handicap e la gravità, indispensabili per accedere ai permessi. Dal 2026, le procedure sono state ulteriormente semplificate con l’introduzione di un accertamento unico e la digitalizzazione completa delle pratiche tramite il Sistema Tessera Sanitaria.

Dal 1° gennaio 2026 sono entrate in vigore alcune importanti novità:

  • Permessi aggiuntivi: lavoratori con invalidità ≥74%, affetti da patologie croniche o oncologiche, e genitori di figli con queste condizioni, hanno diritto a 10 ore di permesso retribuito all’anno per esami, terapie e trattamenti.
  • Congedo straordinario fino a 24 mesi: non retribuito ma con conservazione del posto di lavoro e contributi figurativi, può essere fruito in modo continuativo o frazionato da chi assiste familiari con handicap grave.
  • Priorità nello smart working: i lavoratori disabili o con patologie croniche hanno priorità nell’accesso al lavoro agile, favorendo così la conciliazione tra cura e lavoro.

La tutela si estende a:

  • Persone con disabilità grave che lavorano come dipendenti.
  • Familiari diretti e affini fino al secondo grado.
  • Parenti fino al terzo grado in assenza o impossibilità dei primi.
  • Convivenze di fatto, riconosciute formalmente.

L’importanza di questa legge risiede nella capacità di adattarsi alle nuove realtà familiari e sociali, garantendo un supporto concreto a chi si prende cura di persone fragili, anche quando il legame non è di sangue ma di affetto e convivenza stabile.

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