L’infiltrazione mafiosa nell’economia italiana rappresenta una delle sfide più complesse e insidiose del nostro tempo. Se storicamente la mafia si è radicata soprattutto nel Sud Italia, le recenti ricerche evidenziano un’espansione significativa anche nelle regioni del Centro e del Nord, dove un tempo si riteneva il fenomeno quasi assente. La presenza delle organizzazioni criminali nelle dinamiche economiche legali, infatti, assume oggi forme sempre più sofisticate e pervasive, mettendo a rischio la trasparenza e la competitività del sistema economico nazionale.
La penetrazione delle mafie nell’economia legale e le sue implicazioni
Secondo studi recenti, come quello pubblicato dal centro Cross dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con Cgil Lombardia, la ’ndrangheta e altre cosche mafiose hanno consolidato un radicamento crescente nella regione più popolosa e ricca d’Italia. Questo fenomeno si traduce in un capitalismo ibrido, dove i capitali illeciti vengono reinvestiti in settori tradizionali quali edilizia, appalti pubblici, commercio, sanità privata e pubblica, e in settori emergenti come energie rinnovabili, turismo, giochi e scommesse, servizi sociali, e accoglienza migranti.
Le mafie, spiegano gli esperti, non si limitano più a esercitare il controllo attraverso la violenza diretta, ma prediligono forme di mimetizzazione e infiltrazione che consentono loro di stabilire relazioni di complicità con imprenditori, professionisti, politici e funzionari pubblici. Questo cosiddetto “metodo mafioso” si basa su scambi di convenienza e corruzione sistemica, ed è particolarmente evidente nel settore degli appalti pubblici. Qui, le organizzazioni criminali si avvalgono di società di comodo, cooperative temporanee e prestanome per occultare la loro presenza e garantirsi l’aggiudicazione di lavori e subappalti, spesso imponendo imprese collegate alle cosche anche nelle grandi realtà imprenditoriali nazionali.
Mafia, economia e “area grigia”: una rete di complicità e omertà
Un elemento centrale nell’analisi delle infiltrazioni mafiose nell’economia è la cosiddetta “area grigia” o “borghesia mafiosa”, ossia l’insieme di soggetti che operano nella legalità ma che collaborano o facilitano le attività illecite delle organizzazioni criminali. Imprenditori, tecnici, funzionari pubblici e persino politici, pur non essendo affiliati direttamente alle cosche, forniscono supporto, competenze e coperture indispensabili per la sopravvivenza e l’espansione del potere mafioso.
Questa rete di complicità permette alle mafie di produrre un sistema di scambi reciprocamente vantaggiosi: le imprese cercano di incrementare i profitti, abbattere i costi e risolvere problemi di liquidità grazie all’iniezione di capitali illeciti, mentre le organizzazioni mafiose, oltre a riciclare denaro, ottengono il controllo progressivo delle aziende coinvolte. Spesso, come sottolineato nella ricerca, si assiste all’estromissione dei precedenti titolari e alla creazione di posti di lavoro funzionali a creare consenso sociale attorno al sodalizio mafioso.
Le mafie offrono anche servizi illegali, come la protezione, il contenimento di conflitti sindacali e forme di credito “alternativo”, rivolgendosi soprattutto a piccole imprese con limitate risorse e scarsi strumenti di tutela sindacale. Questo modello alimenta una forte dipendenza economica e sociale, che si traduce in un’omertà diffusa e nella difficoltà di contrastare efficacemente il fenomeno.
Le strategie di contrasto e la necessità di un approccio integrato
Nonostante i numerosi interventi repressivi e le operazioni giudiziarie che hanno colpito i vertici delle organizzazioni mafiose, il fenomeno continua a manifestare una notevole capacità di adattamento e di espansione. La relazione della Commissione Antimafia del 2018 ha evidenziato come le mafie abbiano affinato i propri metodi, preferendo un minore ricorso alla violenza e puntando invece su infiltrazioni economico-politiche e corruzione diffusa.
Il contrasto a questo fenomeno richiede pertanto un approccio integrato che combini repressione, prevenzione e trasparenza. Le misure più efficaci includono il rafforzamento dei controlli negli appalti pubblici, l’introduzione di norme più severe contro il riciclaggio e l’autoriciclaggio, la gestione giudiziaria delle imprese coinvolte e un maggiore impegno nel spezzare l’alleanza con l’“area grigia”. Fondamentale è anche responsabilizzare gli ordini professionali e le imprese affinché sviluppino anticorpi interni contro le infiltrazioni mafiose.
Il sistema economico italiano, che si basa sull’interazione di produzione, consumo, mercato e intervento pubblico, rischia di essere compromesso nella sua integrità e funzionalità se non si interviene con decisione contro le logiche criminali che ne minano la trasparenza e la competitività. Solo attraverso un impegno collettivo e un’efficace collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine, mondo imprenditoriale e società civile sarà possibile arginare l’infiltrazione mafiosa e tutelare l’economia legale e sana del Paese.








