Trapani, 13 gennaio 2026 – Nel ricco e variegato patrimonio culturale della Sicilia occidentale, personaggi e soprannomi tradizionali costituiscono un elemento fondamentale per comprendere la storia sociale e popolare della regione. Questi appellativi, spesso legati a figure tipiche o a caratteristiche peculiari, raccontano storie di vita quotidiana, folklore e tradizioni che affondano le radici nella memoria collettiva delle comunità locali.
I protagonisti del folklore trapanese tra realtà e leggenda
Nel contesto di Trapani e dei suoi dintorni, i personaggi con relativi soprannomi rappresentano una sorta di “enciclopedia” vivente di aneddoti, usi e costumi. Spiccano figure come Bèrtu-nàtica, noto come il fastidioso di turno, uno scocciatore proverbiale che infastidiva senza motivo apparente, o Caddròzzu, il bevitore incallito protagonista di un famoso apologo che racconta di un episodio tragicomico legato alla sua famiglia.
Non meno emblematici sono Don Cola-mìcciu, che affronta ogni cosa con spavalderia, e Don Lèriu, la personificazione di chi si lascia guidare dal desiderio, simboli di tratti caratteriali comuni in molte comunità. Tra i più affascinanti emerge la figura di Draghut, pirata saraceno realmente temuto per le sue devastazioni lungo le coste meridionali italiane. La sua leggenda, che riecheggia nel folklore locale attraverso la creatura mitologica del mammaddràu, testimonia la storicità e la mitizzazione di eventi e personaggi della tradizione.
La coppia di mendicanti Giulietta e Romeo, invece, è un esempio di come le storie quotidiane finissero per diventare racconti popolari, con lui suonatore di violino e lei distributrice di biglietti d’oroscopo, loro presenza era fissa davanti a Villa Margherita fino agli anni ‘60.
Soprannomi e figure mitiche: un viaggio nella memoria collettiva
Molti soprannomi traggono origine da tratti fisici, professioni o comportamenti, come nel caso di Mommu, colui che nascondeva qualcosa, o i Muntìsi, una numerosa famiglia di venditori ambulanti di frutta e verdura noti per la loro rapidità e per una pronuncia particolare che li rendeva riconoscibili. Manuèli cu-scèccu, ambulante degli anni ‘60, rappresenta la Sicilia più autentica con il suo carretto trainato da un’asina, un’immagine tipica che ancora oggi affascina chi ricorda quei tempi.
In ambito musicale, spicca la figura di Mastru Micheli, violinista cieco itinerante che allietava le novene natalizie con le sue serenate, accompagnato da un figlio e da una particolare filastrocca cantata da bambini che, con fare scherzoso, lo prendevano in giro senza malizia. Altri personaggi come Pilucchèddra, il suonatore più celebre a domicilio, sono entrati nell’immaginario collettivo con frasi come: “’N-càsa Pilucchèddra… i sunatùra?”, espressione usata per indicare chi osa insegnare qualcosa al maestro in materia.
Non mancano figure più bizzarre e leggendarie come Nicola, chî rènti-ri-chiòva!, un personaggio spaventoso evocato per mettere in guardia i bambini, o Zichirùni, l’astuto e illogico eroe popolare che riusciva a presentarsi a corte “né nudo né vestito” utilizzando una rete, dando origine a un detto tuttora in uso per indicare soluzioni ambigue e non risolutive.
Tradizioni, mestieri e modi di dire che raccontano un territorio
Il patrimonio dei soprannomi è anche un riflesso della vita quotidiana e delle tradizioni lavorative: Màstru-Tanìsi, il calafato sempre a capo scoperto, è diventato simbolo di chi sfida le convenzioni, mentre Senza-lìggi, marinaio dalla forza straordinaria, incarna la ribellione contro le leggi fiscali ingiuste pur senza diventare anarchico.
Altre figure, come Pitrìna, commerciante dalla Trapani antica, e Rigoletto, venditore ambulante di giocattoli e caramelle di dubbio gusto, rappresentano il tessuto sociale della città, fatto di piccole botteghe e mercati popolari. La figura di Maria, l’orva, una prostituta della Trapani storica, e quella di ‘U zu ‘Ndrìa-tingi-ammia, pescatore convinto delle proprietà terapeutiche dei gas provenienti dalla zona della lena, completano il quadro di un mondo che, pur cambiato, continua a vivere nel ricordo.
Infine, alcuni soprannomi rimandano a vicende di cronaca o leggende locali, come Serisso, il corsaro trapanese noto per la cruenta punizione inflitta alla moglie infedele, la cui vicenda è ancora narrata nelle vie della città, o Tànu, sinonimo di un giorno indefinito e irraggiungibile, usato come metafora del tempo incerto.
Questi racconti, spesso accompagnati da proverbi e modi di dire, sono parte integrante dell’identità culturale di Trapani e delle sue comunità, tramandati oralmente attraverso le generazioni e oggi oggetto di studio e valorizzazione per mantenere viva la memoria storica e popolare della Sicilia occidentale.








