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Quando il corpo non assorbe più i nutrienti: la pericolosa sindrome a cui fare attenzione

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Quando il corpo non assorbe più i nutrienti: la pericolosa sindrome a cui fare attenzione - trapanisiannu.it

La sindrome dell’intestino corto impedisce al corpo di assorbire i nutrienti: ecco cosa succede davvero.

In certi casi mangiare non basta. Alcune malattie rare agiscono in silenzio, senza sintomi eclatanti ma con conseguenze devastanti. Una di queste è la sindrome dell’intestino corto, una condizione clinica che impedisce all’organismo di assorbire i nutrienti essenziali. Chi ne soffre può continuare ad alimentarsi, ma perde peso, si indebolisce, diventa malnutrito e, se non trattato, può morire. Non è una metafora. “È letteralmente morire di fame”, spiega il gastroenterologo Jorge Fonseca, intervistato da Lifestyle Minute.

La sindrome si presenta dopo l’asportazione di una parte consistente dell’intestino tenue, spesso per via di malattie gravi come il morbo di Crohn, tumori addominali o ischemie intestinali. Il tratto rimanente dell’intestino non è più in grado di assorbire acqua, vitamine, minerali e macronutrienti. In poco tempo il paziente va incontro a dimagrimento severo, disidratazione, anemia e altre complicazioni.

Il medico portoghese, specialista dell’ospedale Garcia de Orta, spiega che la sindrome può colpire chiunque: bambini, adulti, anziani. E spesso coinvolge anche l’intera famiglia, che si ritrova a gestire terapie complesse come la nutrizione parenterale e una serie di cure domiciliari quotidiane.

Cos’è la sindrome dell’intestino corto e perché può essere fatale

La sindrome dell’intestino corto si manifesta quando una parte significativa dell’intestino tenue viene rimossa chirurgicamente. Se il tratto rimanente è inferiore a circa 200 cm, si entra in una condizione di insufficienza intestinale cronica. In queste circostanze, anche con una dieta perfetta, l’organismo non riesce a trattenere ciò che gli serve.

Le cause principali sono gravi eventi clinici. Il morbo di Crohn, ad esempio, può portare a numerosi interventi chirurgici, ognuno dei quali riduce la lunghezza del tratto intestinale. Altre cause comuni sono ischemie intestinali, dovute a trombosi o occlusioni vascolari, e neoplasie addominali che richiedono interventi chirurgici estesi.

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Cos’è la sindrome dell’intestino corto e perché può essere fatale – trapanisiannu.it

La conseguenza più grave è la malnutrizione progressiva. I pazienti iniziano a perdere peso rapidamente, si sentono spenti, hanno problemi di carenze vitaminiche e sviluppano patologie legate alla mancanza di micronutrienti. In molti casi, il corpo non riesce più ad assorbire liquidi in quantità sufficiente, con rischi concreti di disidratazione e collasso.

Molti pazienti non sanno di avere questa sindrome. “Capitano persone che non ricevono subito la diagnosi, ma si accorgono di perdere peso e diventare deboli, senza capire perché”, afferma Fonseca. E quando arriva la diagnosi, spesso è troppo tardi per intervenire in modo efficace.

Segnali da riconoscere, cure disponibili e importanza della diagnosi precoce

Il primo segnale di allarme è spesso la perdita di peso improvvisa dopo un intervento chirurgico addominale. Quando un chirurgo asporta una grande parte dell’intestino, dovrebbe immediatamente valutare il rischio che il paziente sviluppi la sindrome dell’intestino corto. In questi casi è essenziale inviare il paziente a un team ospedaliero specializzato in insufficienza intestinale cronica.

Il trattamento si basa su più fronti. Il principale è la nutrizione parenterale, ovvero l’alimentazione tramite flebo che veicola glucosio, lipidi, aminoacidi e vitamine direttamente nel sangue. Parallelamente, si cerca di ottimizzare la dieta orale con l’aiuto di nutrizionisti esperti.

Negli ultimi anni è stato sviluppato un farmaco analogo a un ormone intestinale naturale che stimola la rigenerazione delle pareti intestinali, migliorando la capacità di assorbimento. In certi casi è possibile ricostruire chirurgicamente il tratto intestinale rimasto, ripristinando una parte della funzione persa.

Ma non è solo il corpo ad ammalarsi. Le famiglie si trovano improvvisamente coinvolte in una gestione complessa, fatta di siringhe, cateteri, turni di assistenza, spese sanitarie, stanchezza cronica. Chi si prende cura del paziente – genitori, coniugi, figli – assume un ruolo centrale e spesso faticoso.

Fonseca sottolinea che questa malattia è ancora poco conosciuta, anche tra i professionisti sanitari. Nonostante sia classificata come rara, il numero di casi potrebbe essere più alto di quanto si pensi. “Il problema è che questi pazienti non si vedono. Non hanno la visibilità di chi vive con disabilità fisiche evidenti. E se non trattati, muoiono.”

Per questo la diagnosi precoce è cruciale. Prima si riconosce la sindrome, prima si può iniziare un trattamento salvavita. Una volta instaurato il deperimento fisico, è molto più difficile recuperare le forze e stabilizzare il paziente.

Infine, è importante fare informazione. Riconoscere la sindrome dell’intestino corto, parlarne con il medico di base, chiedere controlli mirati dopo un intervento chirurgico importante, può davvero fare la differenza tra vita e morte.

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