Nel cuore dei Monti Sibillini, affascina in inverno tra paesaggi innevati, biodiversità unica e misteriose leggende
Nel cuore dell’Appennino centrale, avvolto dal silenzio e dalla neve invernale, si cela uno dei tesori naturali e leggendari più affascinanti delle Marche. Situato a 1.941 metri di altitudine, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, questo specchio d’acqua glaciale, incastonato sotto la vetta del Monte Vettore, continua a incantare esploratori e studiosi, con la sua forma caratteristica che gli ha valso il soprannome di “lago con gli occhiali“.
La suggestione del paesaggio invernale, unita a un ricco patrimonio di miti e tradizioni, rende questo lago un luogo unico, dove natura e storia si intrecciano profondamente.
Un gioiello naturale ad alta quota
Il Lago di Pilato è l’unico lago naturale di origine glaciale nelle Marche e uno dei pochi dell’intero Appennino centrale, situato a ridosso delle più alte vette dei Monti Sibillini: il Monte Vettore (2.476 m), la Cima del Redentore (2.449 m), la Cima del Lago (2.422 m) e il Pizzo del Diavolo (2.410 m). La sua forma peculiare, composta da due conche interconnesse che si allargano a formare un’immagine simile a un paio di occhiali nei periodi di maggiore acqua, muta in base al ciclo delle precipitazioni e allo scioglimento delle nevi che lo alimentano.
La sua profondità massima si aggira intorno ai 9 metri, mentre il perimetro raggiunge circa 900 metri. Il lago non presenta emissari visibili, ma al fondo sono presenti inghiottitoi che collegano le acque al fiume Aso mediante canali carsici sotterranei. Negli ultimi anni, il bacino ha sofferto per la frequente carenza d’acqua estiva, dovuta sia ai cambiamenti climatici sia agli effetti del terremoto del 2016 che ha aumentato la permeabilità del terreno.

Alla scoperta del Lago di Pilato – (trapanisiannu.it)
Non solo bellezza paesaggistica: il Lago di Pilato è un santuario di biodiversità, ospitando un endemismo straordinario, il Chirocefalo del Marchesoni (Chirocephalus marchesonii). Questo crostaceo di piccole dimensioni, dal colore rosso vivace, vive esclusivamente nelle acque gelide di questo lago d’alta quota. La sua sopravvivenza è strettamente legata al ciclo naturale dello scioglimento delle nevi e richiede un’attenzione particolare: per questo motivo è vietato avvicinarsi alle sponde o immergersi nelle acque del lago, soprattutto durante la stagione riproduttiva, quando il crostaceo depone le uova lungo i margini.
Oltre al Chirocefalo, nella zona sono presenti anche specie rarissime di coleotteri acquatici della famiglia dei ditiscidi, di origine probabilmente boreo-alpina, a testimonianza dell’importanza ecologica di questo ecosistema fragile e prezioso.
Il fascino del Lago di Pilato non si limita alla natura: il suo nome e la sua storia sono avvolti in un alone di mistero e magia che risale al Medioevo e oltre. La tradizione popolare narra che il lago debba il proprio nome a Ponzio Pilato, il prefetto romano che condannò a morte Gesù Cristo. Secondo la leggenda, Pilato, giustiziato per ordine dell’imperatore Vespasiano, venne trasportato su un carro trainato da due bufali impazziti che, dopo un lungo viaggio da Roma, si sarebbero gettati dalla cresta della Cima del Redentore, facendo precipitare il corpo di Pilato nelle acque del lago.








