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“Un vulcano sputa oro”, scienziati attoniti: un tesoro nascosto riemerge dalle viscere della Terra

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“Un vulcano sputa oro”, scienziati attoniti: un tesoro nascosto riemerge dalle viscere della Terra - trapanisiannu.it

Dalle viscere della Terra emergono tracce d’oro: cosa hanno scoperto davvero gli scienziati

Una ricerca condotta da geochimici dell’Università di Göttingen ha confermato un’ipotesi che per decenni ha diviso la comunità scientifica: il nucleo terrestre interagisce con il mantello, rilasciando lentamente tracce di metalli preziosi come oro e platino attraverso l’attività vulcanica. Lo studio, pubblicato su Nature, si è concentrato sull’analisi di campioni di rocce basaltiche delle Hawaii, ritenute tra le più rappresentative del materiale risalente dalle profondità del pianeta. Il ritrovamento di isotopi rari di rutenio, assenti nella crosta ma comuni nel nucleo, ha fornito la prima prova concreta che parte del materiale originario del centro della Terra sta risalendo verso la superficie, in un processo lentissimo ma continuo.

Il nucleo terrestre non è isolato: come oro e platino risalgono attraverso i vulcani

Il progetto, durato tre anni, ha esaminato rocce raccolte dallo Smithsonian di Washington e sottoposte a un processo complesso di polverizzazione, dissoluzione chimica e analisi isotopica. Il focus è caduto sul rutenio, metallo raro della famiglia del platino. La sua presenza in quantità significative, in materiali di origine vulcanica provenienti da plumi profondi, non può essere spiegata con fonti superficiali. Questo ha portato il team tedesco a concludere che il rutenio — e con esso altri metalli pesanti — proviene direttamente dal nucleo, trascinato dai moti del mantello terrestre.

Secondo il dottor Nils Messling, coordinatore dello studio, “il mantello contiene quantità trascurabili di rutenio, mentre il nucleo ne è ricco”. Il che implica una perdita attiva e misurabile da parte del nucleo. Una teoria proposta già quarant’anni fa ma rimasta fino a oggi priva di conferme sperimentali.

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Il nucleo terrestre non è isolato: come oro e platino risalgono attraverso i vulcani – trapanisiannu.it

I risultati suggeriscono che una minuscola parte del “tesoro interno” del pianeta si muove lentamente verso l’alto, portato dai vulcani. Le Hawaii, per la loro origine geologica profonda, rappresentano un punto di osservazione unico. I dati sembrano confermare che i plumi vulcanici trasportano frammenti del materiale primordiale formatosi durante la nascita della Terra, circa 4,5 miliardi di anni fa, quando metalli pesanti come oro, nichel e platino si accumularono al centro del pianeta.

Gli scienziati ipotizzano che oltre il 99% dell’oro terrestre sia ancora oggi custodito nel nucleo. Ma piccolissime quantità, nel corso dei millenni, stanno lentamente risalendo. È un processo geologicamente lento, che potrebbe richiedere fino a un miliardo di anni per diventare tangibile a livello minerario. Ma sul piano scientifico, la scoperta cambia radicalmente la comprensione della struttura e dell’evoluzione interna del nostro pianeta.

Cosa cambia per la scienza (e perché non troveremo miniere d’oro nei vulcani domani)

Le implicazioni di questa scoperta vanno ben oltre la curiosità geologica. Dimostrare che il nucleo terrestre non è un blocco isolato, ma scambia materiale con il mantello, apre nuovi scenari nello studio dell’evoluzione chimica della Terra. Secondo gli studiosi, questo flusso di metalli potrebbe aver influenzato la composizione della crosta terrestre nel tempo, contribuendo alla distribuzione irregolare di elementi rari e strategici.

Dal punto di vista pratico, l’idea di sfruttare economicamente questa “fuga di metalli” è, almeno per ora, tecnologicamente e temporalmente irrealizzabile. Come sottolinea lo stesso Messling, “le quantità in gioco sono infinitesimali, non compatibili con l’estrazione industriale”. Ma resta il fatto che il nucleo, una volta considerato del tutto isolato, si rivela oggi una sorgente geologica attiva, con dinamiche ancora in parte ignote.

Anche la comunità internazionale ha reagito con entusiasmo. La professoressa Helen Williams, dell’Università di Cambridge, ha definito la scoperta “un passo avanti decisivo nella comprensione dei plumi mantellari”. Il professore Jesse Reimink, della Pennsylvania State University, ha parlato di “ipotesi finalmente verificata con rigore”.

Ma i misteri restano molti. Il principale riguarda la densità: il nucleo, composto in larga parte da ferro liquido, ha una densità molto più alta rispetto al mantello, rendendo teoricamente difficile ogni passaggio di materiale. Gli scienziati paragonano questo rapporto a quello tra olio e acqua. Eppure qualcosa sfugge a questa logica. Le forze che regolano il flusso di materiale tra nucleo e mantello sono ancora poco comprese.

In un’epoca in cui l’attenzione globale è rivolta allo spazio, la Terra stessa continua a nascondere enigmi geologici profondissimi, forse ancora più affascinanti. E questo studio dimostra che, sotto i nostri piedi, si muove un mondo invisibile, lento, antico e prezioso.

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